Onironauta

Pionieri di che cosa?

by on Mar.29, 2017, under Fumetti

Non si può volere male a Sergio Bonelli (inteso come editore). Tutti gli appassionati di fumetti devono un brandello decisivo del loro immaginario all’universo bonelliano: che sia sul versante autoriale (Napoleone, Ken Parker), su quello pop ma sofisticato (il duo indagatore dell’incubo-detective dell’impossibile) o su quello più classicamente avventuroso, con i canonici Tex e Zagor. Ma nonostante tutto alle volte capita di sentirsi presi in giro. Come nel caso del “romanzo a fumetti” I pionieri dell’ignoto, firmato da Stefano Vietti e Alessandro Bignamini.

Anche in questo lavoro i due dimostrano grande professionalità, solido mestiere, conoscenza del mezzo e dell’ambito in cui operano. Ma la sensazione che il lavoro sia solo un tentativo, per altro svogliato e poco convinto, di lanciare una nuova serie appare persino stucchevole e tale da non giustificare un acquisto che per lo meno sulla carta dovrebbe essere di carattere diverso.

La collana romanza a fumetti non è di quelle più riuscite uscite da via Buonarroti, anche quando gli autori coinvolti sono stati i più apprezzati di casa Bonelli (Tito Faraci, Roberto Diso) sia quando sono stati chiamati in causa i fuoriclasse meno “bonelliani”, anche se apprezzati anche nel tradizionale formato all’italiana (Paolo Bacilieri).

Ma con I pionieri dell’ignoto si rischia di esagerare.

La storia dovrebbe essere ambientata in un universo ormai classicamente steampunk, il “futuro all’antica” che ormai ha da tempo superato le barriere dell’ambientazione di nicchia. Ma per le prime 96 pagine (guarda caso il primo capitolo ha la durata “esatta” di un albo bonelli) sembra quasi che non sia così. Qualche fantasioso nemico appare con strumenti e mezzi che non sembrano c’entrare con il contesto temporale, ma non è chiaro se alcune delle scoperte sia “patrimonio comune” oppure facciamo parte di una sorta di “arsenale speciale”. Dopo che “i nostri eroi” si comportano in tutto e per come dei perfetti uomini dell’ottocento (o quasi) ecco spuntare della macchine volanti che non stupiscono nessuno, tranne il lettore.

Presenze legittime nel contesto dell’avventura proposta, ma introdotto senza un’accurata descrizione dell’universo avventuroso in cui si vengono a trovare. Quasi che la loro presenza sia frutto di un cambiamento in corsa.

Se sul fronte dell’ambientazione sorgono dei dubbi, su quello dei personaggi probabilmente non era nemmeno lecito aspettarsi nulla di più. Definire “standard” i due protagonisti principali, i “pionieri” finiti in copertina è perfino superfluo. Ancora una volta il protagonista è il classico “uomo avventura” bonelliano: aspettarsi delle sfaccettature sofisticate in una storia unica è forse troppo, ma le 288 pagine del volume sembrano sufficienti a costruire un protagonista che non sia l’ennesimo “figlio” di Tex Willler.

Per quanto riguarda i personaggi secondari invece non si può nemmeno parlare di costruzione psicologica, quasi che tutti gli sforzi dovessero essere concentrati sul protagonista, nonostante i risultati oggettivamente poco brillanti.

[spoiler] L’unico personaggio realmente interessante, e promettente (a parte qualche villain, soprattutto tra quelli minori) muore dopo poche pagine, facendo perdere già in avvio di storia anche le speranze al lettore [/spoiler].

Anche la trama non offre spunti interessanti e anche se la capacità narrative di Vietti, e i disegni di Bignamini, rendano tutto sommato piacevoli sia le sequenze di azione che quelle di passaggio, tutti i passaggi che portano alla conclusione del volume sono tutto sommato prevedibili.

Ma è proprio nel finale che si perde la fiducia e cresce, se non la rabbia, comunque la delusione, accompagnata dalla sensazione di essere stati presi in giro e sfruttati. [spoiler] Nel finale non si arriva a una conclusione certa, a un punto fermo, per quanto aperto a più o meno possibili o probabili sviluppi futuri. Le ultime tavole sono solo l’introduzione di un nuovo universo, l’ambientazione di quella che potrebbe essere l’ennesima nuova serie bonelliana di questi anni. Una serie magari interessante, ma che poteva essere introdotta da qualcosa di diverso rispetto a un numero zero di quasi 300 pagine e dieci euro di costo [/spoiler].

 

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