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by on Feb.07, 2017, under Fumetti

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Il Buon Vecchio Zio Martin, al “secolo” Martin Mystere, è sempre stato il personaggio bonelliano più incline a sfuggire ai rigidi schemi del “fumetto popolare” di via Buonarroti. Più dei sui “cugini nobili” Dylan Dog e Ken Parker, Martin Mystere riflette la voglia di cambiare, esplorare, rischiare, sempre senza prendersi troppo sul serio, propria del vulcanico Alfredo Castelli che l’ha creato a metà degli anni ottanta.

Martin Mystere è stato il primo a sperimentare la strada degli speciali con gli albi non a fumetti in allegato, il primo a provare la strada, impensabile prima, dei team-up interni alla casa editrice, ha visto succedergli e affiancarglisi cloni, versioni future, giovanili, anni trenta…

Proprio da un’idea di Castelli, e dal lavoro di una nutrita equipe di sceneggiatori, nasce “Le nuove avventure a colori”, una rilettura “moderna” (o forse no) delle storie originali del Martin Mystere che è stato protagonista meno celebre dei Dylan sclaviano, ma non meno importante della rinascita bonelliana degli anni novanta.

Un esperimento che ha visto assieme numerosi autori anche di punta della Bonelli attuale, che hanno dato vita a un prodotto comunque diverso dai canoni, pur rinnovati, della casa editrice. Almeno nelle caratteristiche esteriori.

Un esperimento riuscito?

Al momento sono arrivati in edicola i primi tre episodi della serie. Episodi curati, esteticamente gradevoli, sicuramente di qualità, che fanno vedere come attorno al lavoro ci sia una cura e un’attenzione non casuali.

Episodi in cui per i vecchi fan del vecchio Zio Marty si possono divertire, come in un what if?, a scoprire affinità e divergenze, similitudini e novità rispetto alla serie originale, reinterpreta in maniera non solo moderna, ma anche differente a quelli che erano i canoni estetici delle serie bonelliane di trent’annni fa, quando le regole da rispettare erano molto più ferree.

A volte sembra quasi che ci fosse la voglia proprio di sovvertire queste regole, soprattutto nella costruzione dei personaggi e nel ritmo della narrazione. Un ritmo che cambia in maniera decisa rispetto quello mysteriano, serie il cui fascino è sempre stato legato anche a una certa vocazione “didascalica”, su cui il miglior Castelli negli episodi più riusciti (spesso quelli degli speciali estivi) riusciva a scherzare e a giocare con ironia e garbo.

La nuova serie invece vive sopratutto di azione, come in un film di James Bond, che sembra il vero punto di riferimento dell’esperimento bonelliamo, che comunque resta un “prodotto” di alta gamma anche per la Bonelli attuale.

 

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